
È uscita dalla Rogers Cup mercoledì, sconfitta dalla Voskoboeva, ma Flavia Pennetta è ancora in corsa per il titolo del doppio, in coppia con l’argentina Gisela Dulko. Un momento, quello della tennista di Brindisi, che lei stessa definisce «non dei migliori», dopo un infortunio alla spalla che l’ha costretta a stare lontano dal circuito proprio quando era al top della forma e aveva raggiunto la posizione numero uno nella classifica del doppio, stabilendo il record italiano. Flavia, che detiene anche il record di prima italiana a entrare nella top 10 mondiale del singolo, si appresta ora a giocare i quarti di finale del torneo di doppio di Toronto.
«Qui il tabellone è sempre difficile, ci sono tutte le migliori», ci ha detto, ma questo non l’ha fermata dal decidere di giocare sia il singolo che il doppio. «La mia posizione nella classifica di doppio è molto alta, stiamo lottando per il Master a fine anno, quindi ci sono in palio cose abbastanza importanti. Non me la sento di lasciare né il singolare né il doppio, sono entrambi molto importanti, e fino a quando il fisico regge competerò al massimo in tutti e due».Per te come atleta, i risultati raggiunti con il doppio sono soddisfacenti come quelli del singolo, o senti che manca qualcosa?
«Sono un po’ diversi. Ovviamente nel singolo sei sola, e sono traguardi solo tuoi, ma nel doppio direi che è più bello perché puoi condividere quelle gioie con qualcuno, che tra l’altro, almeno nel mio caso, è una persona alla quale voglio molto bene. Io e Gisela (Dulko, ndr) siamo molto amiche, ci sono molte cose che ci legano anche al di fuori dal campo, e quindi è molto bello condividere insieme questi risultati». Quando giochi il doppio ti senti più responsabile proprio perché non sei sola?
«Sì, mi sento molto responsabile. Devo dire che abbiamo due personalità che si compensano molto, ed io sono quella che scatta sempre per difenderla. Nessuno può dirle niente. Sono molto protettiva, forse perché lei è più piccola. Due settimane fa si è sposata, ed io ero tesissima per lei, ho pianto per tutto il tempo dall’emozione, e non sono riuscita a dire niente».
L’ultima volta che sei stata a Toronto era il 2009, anno in cui hai vinto a Palermo e Los Angeles, e sei arrivata alla semifinale a Cincinnati, con il record italiano di 15 vittorie consecutive. Ora ti ritrovi un po’ più in basso nella classifica del singolare, ma hai raggiunto a febbraio la prima posizione per quanto riguarda il doppio. Quanto ha influito il tuo infortunio?
«Ci pensavo proprio l’altro giorno: quando sono arrivata a Toronto nel 2009 stavo vivendo il momento più bello della mia carriera. Invece quest’anno, a dire la verità, le cose sarebbero potute andare meglio se non mi fossi fatta male alla spalla. Gennaio e febbraio sono stati due mesi molto intensi, ho giocato tantissimo e a livello molto alto, ed è stato un peccato che l’infortunio sia arrivato proprio in quel momento. Quindi ha influito tanto. Sono stata fuori per un po’, ho perso il ritmo, e pensavo che fosse più facile tornare a giocare allo stesso livello. Invece ho fatto un po’ di fatica, ma continuo ad allenarmi per recuperate le posizioni perse».L’anno scorso durante la Rogers Cup di Toronto il Corriere Canadese ha intervistato Fabio Fognini. Era un momento d’oro per il tennis italiano femminile, e gli abbiamo chiesto come mai gli uomini facevano più fatica. La sua risposta è stata che il tennis maschile e quello femminile sono in realtà due sport diversi, e che non si possono fare paragoni. Tu cosa ne pensi?
«Non è vero che sono due sport diversi. Se parliamo di forza fisica è un’altra cosa, ma infatti gli uomini giocano contro gli uomini e le donne giocano contro le donne. Forse quello che Fabio non capisce è che nel tennis non c’è solo la forza fisica, e la verità è che noi (tenniste italiane, ndr) giochiamo meglio. Poi, ognuno fa il proprio percorso, e penso che dire che lo sport femminile è più facile di quello maschile sia solo un modo per togliersi di dosso la responsabilità dei propri mancati successi. Non è facile arrivare dove siamo arrivate noi ragazze, e anche loro (i tennisti italiani, ndr) hanno fatto bene, ma non penso sia il caso di screditarci»
Rimanendo sull’argomento del tennis in Italia, pensi che finalmente si stia dando più attenzione a questo sport, magari anche grazie ai vostri successi?
«Sicuramente sì. Dal 2006, anno in cui abbiamo conquistato la prima Fed Cup, anche se non è stata sentita come le altre, devo dire che c’è stato un cambiamento netto. Poi c’è stata quella del 2009, anno in cui sono entrata nella top 10, e l’anno scorso la conquista del Goland Garros di Francesca Schiavone, ed è arrivata anche il terzo titolo a squadre. Ci sono state davvero tante cose che hanno influito positivamente».
Sei ancora in corsa nel doppio della Rogers Cup, ma oltre questo torneo, qual è il tuo obiettivo per questa stagione?
«Sicuramente chiudere l’anno nella top 20, e ci sono degli appuntamenti importanti dove spero di giocare bene e raggiungere buoni risultati. Il momento non è dei migliori, non sto giocando a tennis come dovrei, però con umiltà e lavoro spero di tornare presto al top».
Elena Serra Il corriere Canadese